Taranto Gallipoli, spettacolo satellitare
Taranto, 20 marzo (Antonello Napolitano). - Era da tanto tempo che non si avvertiva una tensione interiore così forte per una partita del Taranto. L’occasione l’ha fornita questa sfida dello Jonio, che le voci di dentro della tifoseria rossoblu, hanno più volte ripetuto non essere un derby. E derby non è stato, se dobbiamo identificare con questa parola un confronto, a volte anche aspro, tra due tifoserie rivali. Non c’è rivalità tra tarantini e gallipolini. E i tifosi rossoblu colgono l’occasione per gridare e far sentire a tutti, da Tunisi ad Helsinki, grazie al formidabile eco offerto dalla diretta satellitare della Rai, che i derby sono altri: i cori contro il Bari ed il Lecce si sprecano. E a proposito di Salento non è mancata, nei cori e negli striscioni, l’abiura del progetto, tanto fumoso quanto artificiale del “Grande Salento”. Il riferimento più esplicito, passando in rassegna le decine di striscioni che addobbano tutti i settori dello stadio Jacovone, lo si ritrova in gradinata: “Grande Salento ….a chi?” è il messaggio chiaro ed inequivocabile di Taranto Supporters contro chi per ragioni politiche o di cassetta si riscopre, salentino nell’animo e nella cultura.
In curva nord c’è chi si è ricordato di chi vive dietro le sbarre: “Un saluto ai detenuti di Taranto” recita un piccolo striscione esposto al centro della curva. “Solo gli ultras vincono sempre” e “100 anni di storia solo gli ultras ti danno gloria”, esposto all’inizio del secondo tempo, rivendicano invece la centralità del tifo organizzato rispetto alle altalenanti vicende delle tante squadre che nel corso di un secolo hanno portato il nome di “Taranto”.
Sono le 19.45, manca ancora un’ora all’inizio della partita e lo stadio è già pieno. La curva nord ribolle, Si provano i cori e le coreografie. Fischi a volontà quando intorno alle 20.00 i calciatori del Gallipoli entrano in campo per il riscaldamento. Un'ovazione accoglie invece gli uomini allenati da Mister Papagni. Alle 20.15 i tifosi ospiti non sono ancora arrivati. Il viale alle spalle della curva sud è costellato dalle luci blu dei lampeggianti della polizia. Dall’altoparlante lo speaker ricorda la diffida dello Jacovone e invita i tifosi a non lanciare oggetti in campo. Immediata la reazione irriverente della curva nord: cori contro il Bari e Galigani.
Pochi minuti dopo compare per pochissimi secondi l’unico striscione di scherno della partita: “Ciao galli e polli”. Apparirà anche nella ripresa, ma viste le dimensioni, è difficile credere che i tifosi ospiti l’abbiano potuto vedere. Intorno alle 20.30 arrivano finalmente i supporters del Gallipoli: per loro solo una immensa bordata di fischi. Sono circa seicento e piuttosto compatti. Per tutta la gara sventoleranno i loro bandieroni con un effetto non disprezzabile. Simpatico lo stendardo che parafrasa il ritornello di una nota canzone degli anni sessanta: “Stesso mare, diverse spiagge”. Si giunge finalmente all’ingresso delle squadre in campo: le due curve sorprendentemente danno vita alla medesima coreografia: migliaia di fogli argentati rossoblu in curva nord, centinaia ma di colore giallo rosso in curva sud.
Sul finire del primo tempo la curva nord intona un coro polemico non tanto verso i tifosi ospiti ma i fautori locali dell’idea del “Grande Salento”: “Ma quali salentini, noi siamo tarantini”, gridano in tanti rivendicando con orgoglio la loro “tarentinità”.
La ripresa si apre senza cambi nelle due formazioni. Sugli spalti nuova coreografia: decine di torce, stelle filanti e petardi, ricreano l’atmosfera della sera di San Silvestro.