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CRIMINALI

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Enzo D'Addario: "Il Taranto non può essere Fort Apache"

di Antonello Napolitano - 08/03/2010

E’ un D’Addario tranquillo, nonostante il brutto pareggio col Foggia, quello che è intervenuto telefonicamente durante la trasmissione “Pallonetto” in onda su Blustar TV. Ma anche deluso e pronto a lasciare, se le critiche dovessero assumere toni accesi. E’ un concetto che non viene espresso a voce alta, ma tra le righe, (noi stessi abbiamo dovuto risentire la registrazione per rendercene conto!) e che per giunta viene ripetuto più volte. Basta dunque prendere in giro il presidente che sogna il Taranto in Champion’s League – questo il messaggio lanciato ai tifosi rossoblù dallo schermo televisivo – perché potrebbe seccarsi e decidere di non esserci più. Insomma, siamo al capovolgimento di un famoso detto: quando il gioco si fa duro, i duri smettono di giocare.

Dopo aver affermato che evidentemente i calciatori rossoblù non hanno i novanta minuti nelle gambe e nella ripresa perdono energia ed entusiasmo, il presidente, visti i risultati delle dirette concorrenti, si dice tranquillo. “Tutto sommato, restiamo agganciati ai play-off, dai quali siamo distanti solo due punti”.

A proposito dell’annullamento di tutte le interviste della settimana, D’Addario chiarisce che la società non ha indetto alcun silenzio stampa. “Ha solo assecondato – spiega - la volontà dei calciatori emersa dopo il confronto, piuttosto agitato, avuto ieri con i tifosi. Ho saputo – continua il presidente - di minacce velate a Corona ed altri che, tutto sommato, fanno il loro lavoro e si allenano con grandissimo sacrificio. Preciso che nessuno dei miei calciatori viene a rubare gli stipendi. Gli stessi sono stati concordati e contrattualizzati. Per questo sono dalla loro parte”.

Il presidente insiste molto su questo concetto e mette la mano sul fuoco, non solo sulla buona fede della società, ma di tutti i calciatori. “Noi ce la stiamo mettendo tutta. Apprezzo e condivido moltissime critiche dei tifosi, che però non mi trovano più d’accordo quando diventano violente. E’ evidente, infatti, che nessuno ha voglia di andare in campo per perdere le partite. Né il calciatore, che ci mette la faccia, né la società che investe denaro e tempo. Quando le critiche però diventano un assalto a Fort Apache, non mi trovo più a mio agio. A me piace moltissimo dialogare, discutere, ascoltare i suggerimenti anche se poi ognuno prende le sue decisioni, ma i toni devono essere sempre civili e pacati, altrimenti non mi diverto più”.

D’Addario non ci sta a vivere in questo clima e minaccia di allontanarsi dallo stadio. Ma non solo. “Il tifoso – afferma - ha diritto di fischiare, ma mi dissocio quando tenta di assaltare il cancello degli spogliatoi o di cercare un corpo a corpo con i calciatori. Io devo tutelare e difendere la mia squadra. Se questi episodi dovessero continuare a verificarsi, non verrò più allo stadio”.

Ed ancora: “Non è possibile accettare di essere denigrati perché si incita a fare la Champion’s League, a salire in serie B e in serie A, o a vincere lo scudetto. Evidentemente questo è un gioco che diverte, ma a me non diverte per niente. Immagino infatti, che se dicessi che il Taranto resterà in serie C in eterno tutti si arrabbierebbero. Bisogna quindi trovare un equilibrio e supportare gli entusiasmi. Se questo non dovesse funzionare, allora Taranto può tenersi la squadra in serie C, ed ognuno fa la sua vita”.

Ma non è tutto. Enzo D’Addario è ormai un fiume in piena e rincara la dose. “Io mi preoccuperei di chi non spera di vincere un campionato, uno scudetto, o di fare le cose in grande. Essere derisi, però, un po’ secca, anche se fa parte del gioco. Però fa parte del gioco anche esserci o non esserci. Uno poi si stanca è dice: OK abbiamo scherzato”. Il messaggio è chiarissimo.

Al patron del Taranto la schiettezza non fa certo difetto, motivo per cui non fa mistero di non condividere le ultime scelte del tecnico, ma assicura anche di non averlo mai influenzato. “Io per lasciarlo libero ed evitare che possa subire pressioni, in quanto leggo che sarebbe influenzato da me o dai miei figli, Dellisanti non lo sento da giovedì pomeriggio. Martedì scorso ho fatto una riunione tecnica durante la quale ho chiarito al Mister che attualmente non mi piace il modo in cui la squadra sta giocando e le scelte che vengono fatte. Detto questo ed altro, Dellisanti ha schierato gli uomini scelti da lui, senza che io abbia battuto ciglio. Anche i cambi sono stati decisi liberamente dal Mister. Io non li avrei mai fatti. Non avrei fatto uscire Cuneaz. Probabilmente avrei fatto le sostituzioni molto prima, perché negli ultimi dieci minuti, secondo me, non servono a nulla”.

Ed infine aggiunge. “Ho detto chiaramente a Dellisanti di fare in modo che le nostre formazioni escano 35 minuti prima del fischio di inizio, perchè comunicarle con qualche giorno di anticipo rende più scontata la partita, e questo non va bene”. Insomma la situazione non è facile e bisogna pensarle tutte per ritrovare il bandolo della matassa.

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