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CRIMINALI

E' la conclusione unica cui si arriva dopo aver metabolizzato le immagini degli scontri avvenuti la scorsa sera a Catania. Una serata che sarebbe dovuta essere di sport, di tradizione -si giocava il derby tra Catania e Palermo -, una serata che ha invece portato via un padre, un marito...

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Taranto Gallipoli, spettacolo satellitare
Taranto, 20 marzo (Antonello Napolitano). - Era da tanto tempo che non si avvertiva una tensione interiore così forte per una partita del Taranto. L’occasione l’ha fornita questa sfida dello Jonio, che le voci di dentro della tifoseria rossoblu, hanno più volte ripetuto non essere un derby. [..]

Pietre da Cava. Taranto Cavese sospesa
Come accaduto nel 2001, 150 tifosi provenienti da Cava dei Terreni, sfuggono per alcuni minuti al controllo della polizia e creano gravi disordini. Violentissime sassaiole con gli ultras tarantini prima, durante e dopo la partita. [..]

Musica: recensione dei Rimfrost

di Enrico Losito - 08/02/2010

Di sicuro Darkthrone e Dimmu Borgir hanno fatto scuola, ma gli svedesi Rimfrost hanno percorso la loro strada. La band nord europea, formatasi nel 2002, ha all’attivo una produzione abbastanza scarna: 2 demo, 1 EP, l’album d’esordio “A Frozen World Unknown” (2006), che ha riscosso un discreto successo, oltre a quest’ultima fatica . Non vi aspettate comunque il solito gruppetto pronto a “fare il verso” ai pionieri del genere. Una voce corposa, quella di Hravn Decmeister, con varie sfaccettare growl abbinata ad una ritmica varia e mai banale.

L’ascoltatore viene martellato sin dalle prime note, ma le sorprese sono dietro l’angolo come lo splendido arpeggio di “Veraldar Nagli”, che trasforma la song quasi in una ballata. Netta l’impronta dei primi Cradle of Filth e dei Dark Tranquillity nell’incalzante incedere di “The Black Death”. Per non parlare della cavalcata tra chitarre taglienti e batteria di “The Raventhore”, traccia sempre pronta a sterzate repentine e a tratti sospesa sul filo del “doom” d’impostazione scandinava. Da non perdere l’incedere melodico e decadente di “Legacy Through Blood” con un cantato a tratti cavernoso. Potente e corposo il sound di pezzi come “Mountains of Manà” e “I Stand My Ground”.

Lo screaming malefico di “Scandinavium” e la tormentata “Void of Time” (presenti accenni di voce clean e chiusura con passaggio d’organo) sintetizzano a pieno le qualità artistiche dell’intero lavoro. La metrica dell’album resta sempre su ottimi livelli stilistici e soprattutto l’ascoltatore non avverte cali d’interesse. I cambi di line-up (3 bassisti avvicendatisi dalle origini) hanno sicuramente contribuito alla crescita professionale del complesso. In buona sostanza un album da consigliare a tutti gli amanti del genere. Se pensate che il black metal non abbia più nulla da esprimere vi sbagliate: ascoltate per credere, non ve ne pentirete. Voto: 8

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